Il WM Phoenix Open 2026 si è chiuso nel modo più rumoroso possibile, non solo per il boato del colosseo alla buca 16, ma per il segnale devastante inviato da Chris Gotterup. Con il suo secondo titolo stagionale in bacheca, l’americano non è più una sorpresa: è una realtà solida del Tour.
Mentre Hideki Matsuyama gestiva il vantaggio accumulato nelle prime 54 buche, Gotterup ha giocato un golf d’attacco totale. La sua rimonta non è stata casuale: ha guidato il field nel weekend per Strokes Gained: Tee-to-Green. Il finale è stato un clinic di gestione della pressione:
- Il capolavoro: 5 birdie nelle ultime 6 buche, sfruttando un ferro 9 chirurgico.
- Il Playoff: Matsuyama, tradito da un driving accuracy calato drasticamente nel round finale (solo il 21% di fairway presi), ha consegnato il torneo con un colpo in acqua. Gotterup ha risposto con un drive da oltre 330 yard e un putt da 20 piedi imbucato con la sicurezza di un veterano.
Il fattore Scheffler: Oltre la statistica
Se Gotterup ha vinto la coppa, Scottie Scheffler ha confermato di essere in una dimensione parallela. Chiudere a un solo colpo dal playoff dopo un giro in 64 (-7) dimostra che il suo “pavimento” prestazionale è più alto del “soffitto” di quasi chiunque altro.
- Numeri da capogiro: In due tornei nel 2026, Scheffler ha prodotto uno score combinato di -42.
- Il dato: Il suo SG: Approach è tornato ai livelli storici del 2024. Se il putter continua a rispondere con questa costanza, il resto del field giocherà per il secondo posto per tutto l’anno.
Hovland e il ritorno alla “palla lunga”
La notizia più lieta per gli amanti della tecnica è il T10 di Viktor Hovland. Dopo mesi di difficoltà nel controllo dello spin con i ferri corti, il norvegese è apparso finalmente in controllo. È la sua prima Top 10 dal BMW Championship dello scorso agosto. Il suo lavoro con il nuovo coach sembra aver stabilizzato il release all’impatto, permettendogli di competere su un campo che non perdona le traiettorie incerte.
Il tabellone dei “contender”
Dietro ai leader, il T3 a -15 è un mix interessante di generazioni: dalla solidità coreana di Si Woo Kim all’esplosività del giovane Michael Thorbjornsen, fino alla conferma europea di Nicolai Højgaard, sempre più a suo agio nei tornei “target” del PGA Tour.












