Lo Shinnecock Hills Golf Club è pronto a tornare protagonista. Per la sesta volta nella sua storia, il celebre percorso di Southampton ospita lo U.S. Open, confermandosi uno dei campi simbolo del golf americano e una delle sedi più apprezzate dalla USGA per la capacità di esaltare ogni aspetto del gioco.
Dal debutto nel 1896, quando a imporsi fu James Foulis, il club newyorkese ha costruito una reputazione unica nel panorama mondiale. Green veloci, rough severi, fairway modellati dal vento dell’Atlantico e un layout che premia la precisione più della potenza rendono Shinnecock Hills uno dei test più completi che un professionista possa affrontare.
L’ultima edizione disputata qui, nel 2018, vide il successo di Brooks Koepka con uno score finale di +1, confermando la tradizione di un percorso che raramente concede punteggi bassi.
Scheffler davanti a tutti, ma Shinnecock non perdona
Il nome più atteso della settimana è inevitabilmente quello di Scottie Scheffler. Il texano arriva allo U.S. Open da numero uno del mondo e con la possibilità di completare il Career Grand Slam, entrando in un club riservato a pochissime leggende del golf.
A rendere ancora più suggestiva la sfida c’è una coincidenza particolare: il possibile trionfo potrebbe arrivare nel giorno del suo trentesimo compleanno.
Dal punto di vista tecnico, però, il percorso di Shinnecock potrebbe evidenziare alcune delle poche vulnerabilità mostrate da Scheffler nel corso della stagione. Gli approcci al green, tradizionale punto di forza del suo gioco, non hanno mantenuto la continuità delle annate precedenti. Su un campo che richiede controllo assoluto delle distanze e grande precisione con i ferri, ogni minima imprecisione rischia di essere amplificata.
Fleetwood e Fitzpatrick, l’Inghilterra sogna il colpo grosso
Tra i giocatori più accreditati c’è Tommy Fleetwood, che conserva ricordi eccellenti di Shinnecock Hills. Nel 2018 il britannico firmò uno storico 63 nell’ultimo giro, uno dei round più iconici mai realizzati in uno U.S. Open, chiudendo al secondo posto.
Il suo stato di forma è incoraggiante: due piazzamenti in top 5 nelle ultime quattro partenze testimoniano una condizione che potrebbe renderlo particolarmente competitivo su un tracciato che valorizza il suo gioco da tee a green.
Non meno solida la candidatura di Matt Fitzpatrick, leader della FedEx Cup e autore di una stagione caratterizzata da grande continuità. Il campione inglese ha già raccolto numerosi piazzamenti di vertice nel 2026 e possiede tutte le caratteristiche richieste da un campo come Shinnecock: precisione, disciplina tattica e grande qualità sul gioco corto.
McIlroy, Rahm e Schauffele tra i protagonisti annunciati
Tra i favoriti non può mancare Rory McIlroy, reduce da una stagione di alto livello e desideroso di cancellare il ricordo del 2018, quando proprio a Shinnecock mancò il taglio nello U.S. Open per l’ultima volta.
Grande attenzione anche per Jon Rahm, che cerca riscatto dopo aver mancato un’importante occasione al PGA Championship. Lo spagnolo possiede il profilo ideale per affrontare un Major di questo tipo: aggressività controllata, potenza dal tee e una comprovata capacità di esprimersi nelle settimane più importanti.
Nella corsa al titolo rientra naturalmente anche Xander Schauffele, ormai presenza fissa nelle zone alte delle classifiche Major, mentre Tyrrell Hatton rappresenta una delle possibili sorprese grazie alla qualità del suo gioco nei contesti più esigenti.
Le storie da seguire: dall’Italia con Celli al fenomeno Koivun
Ogni U.S. Open porta con sé narrazioni che vanno oltre il semplice risultato sportivo.
Per il golf italiano l’attenzione è rivolta a Filippo Celli, che torna in un Major dopo la brillante esperienza dell’Open Championship 2022. Il romano arriva a Shinnecock Hills dopo aver superato una qualificazione estremamente competitiva e avrà l’opportunità di confrontarsi con l’élite mondiale in uno dei contesti più prestigiosi della stagione.
Negli Stati Uniti, invece, cresce l’attesa per Jackson Koivun, considerato uno dei prospetti più interessanti dell’intero movimento americano. Dopo aver dominato il golf universitario, il giovane statunitense affronta il suo ultimo torneo da amateur prima dell’atteso passaggio al professionismo.
Curiosità anche per il divario generazionale presente nel field. Da un lato il diciassettenne Miles Russell, uno dei talenti più precoci degli ultimi anni, dall’altro il veterano Padraig Harrington, tre volte campione Major e ancora competitivo a 54 anni.
Un test autentico per incoronare il campione
Più che un semplice torneo, lo U.S. Open rappresenta ogni anno un esame completo per il miglior golf mondiale. A Shinnecock Hills non bastano distanza o talento puro: servono strategia, pazienza, controllo emotivo e capacità di adattamento.
Con Scheffler a caccia della storia, un gruppo di inseguitori di altissimo livello e uno dei percorsi più severi del calendario, l’edizione 2026 ha tutti gli ingredienti per lasciare un segno nella storia recente dei Major.












