Nel silenzio carico di tensione del green finale, Patrick Reed ha fatto esattamente ciò che ci si aspettava da uno dei giocatori più cinici del circuito: ha chiuso i conti senza concedere appigli. Il Qatar Masters diventa così la sua seconda vittoria stagionale e il manifesto di un avvio di 2026 che lo vede uomo da battere sul DP World Tour. Dopo Dubai, dopo il secondo posto in Bahrain, arriva anche Doha. Tre settimane, tre segnali fortissimi. Reed non sta solo vincendo: sta controllando i tornei.
Il dato che colpisce non è soltanto il -16 finale, ma il modo in cui è stato costruito: 65 e 67 nei primi due round per scavare il solco, poi due 70 chirurgici nel weekend, quando la pressione aumenta e il vento del Golfo tende a mischiare le carte. Nessuna sbavatura, nessun vero momento di crisi. Reed ha giocato di posizione, ha accettato i par senza forzare e ha colpito quando serviva. Lo scozzese Calum Hill ha provato a rimanere agganciato, ma il distacco di due colpi racconta una domenica mai davvero in discussione.
Questa vittoria vale il secondo titolo stagionale e il quinto successo complessivo in eventi co-sanzionati tra circuito europeo e americano. Numeri che confermano come Patrick Reed sia oggi uno dei profili più solidi quando il livello della competizione si alza. Il riferimento resta una carriera abituata ai palcoscenici pesanti: The Masters 2018, WGC Cadillac Championship 2014, WGC Mexico Championship 2020. Il Qatar Masters si inserisce perfettamente in questa narrativa: vittorie costruite più con la testa che con l’istinto.
Classifica compatta, ma il divario è chiaro
Alle spalle di Reed, Hill chiude secondo a -14, mentre il terzo gradino del podio è affollato: Jacob Skov Olesen e Johannes Veerman a -13. Subito dietro, a -12, Bradbury, Ayora, Lindell e Söderberg confermano quanto il livello medio del torneo sia stato alto. Ma la sensazione, guardando i numeri, è che nessuno sia mai riuscito davvero a entrare nella testa del leader.
De Leo regge l’urto, Migliozzi in rimonta
Dal punto di vista azzurro, il Qatar lascia indicazioni interessanti. Gregorio De Leo chiude in T9 a -11, risultato che vale la terza top 10 in due stagioni. Dopo 54 buche era in piena corsa per il podio; l’ultimo giro in -1 è stato più prudente che aggressivo, ma il piazzamento resta di spessore. Buon finale anche per Guido Migliozzi, che recupera sei posizioni nell’ultimo round e termina T36 a -4. Più indietro Francesco Laporta e Renato Paratore, entrambi T52 a -1, in un torneo che non ha mai davvero sorriso loro.
Il calendario non concede pause: il DP World Tour si sposta ora in Kenya, dal 12 al 15 febbraio. Ma il messaggio arrivato dal Qatar è chiaro per tutti: in questa fase della stagione, chi vuole vincere deve prima fare i conti con Reed.












