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Il cambiamento climatico e la sostenibilità: l’impatto della mobilità nel golf professionistico

Per il golf professionistico, il cambiamento climatico e la sostenibilità ambientale sono temi di grande rilevanza

Redazione by Redazione
1 Novembre 2024
in Golf Lifestyle
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Il cambiamento climatico e la sostenibilità: l’impatto della mobilità nel golf professionistico

Foto di muallim nur: https://www.pexels.com/it-it/foto/caddy-12569440/

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Dopo gli eventi climatici estremi che hanno colpito la regione di Valencia in Spagna, le bandiere del Club de Golf Alcanada, al Port d’Alcùdia, Mallorca, Spagna, sede del Rolex Challenge Tour Grand Final dal 31 ottobre al 3 novembre, hanno sventolato a mezza asta e con un nastro nero per rendere omaggio alle vittime dell’alluvione. Alle 12.05 ora locale del 31 ottobre è stato osservato un minuto di silenzio, un’iniziativa dell’European Tour Group per esprimere le più sentite condoglianze a tutte le persone colpite. Per il golf professionistico, il cambiamento climatico e la sostenibilità sono temi di grande rilevanza. L’impatto del golf professionistico non è soltanto in quanto alla sostenibilità dei campi da golf ma, innanzitutto, ha a che vedere con la mobilità. L’uso dei jet privati da parte dei giocatori professionisti è un argomento di ampio dibattito. Strumenti come i tracker (rilevatori) di carbonio, Apps dove viene stimata e pubblicata l’impronta di carbonio (divulgazione della produzione personale di diossido di carbonio), pratica già diffusa tra i giocatori professionisti di tennis e pubblicata dall’ATP da giugno 2023, contribuiscono a una presa di coscienza del peso del proprio comportamento sull’ambiente.

Recentemente l’European Tour Group ha presentato il localizzatore di CO₂ per i professionisti del golf che parteciperanno ai tour dell’European Tour Group all’interno di un progetto che punta alla neutralità carbonica entro il 2040 con l’ottica Climate Neutrality. Mediante un rilevatore di carbonio i golfisti professionisti saranno in grado di determinare e compensare la loro impronta di carbonio nella stagione 2025. Con l’aiuto di una piattaforma appositamente programmata, per la prima volta nel golf è possibile affrontare almeno in parte il problema dell’estrema mobilità dei professionisti del golf e della relativa impronta di carbonio. C’è un consenso generale all’interno della scena sportiva sul fatto che la questione della mobilità e il suo impatto sull’impronta di carbonio non possano essere risolti del tutto, poiché i viaggi sono inevitabili per gli atleti.

Tuttavia, l’UNFCCC (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) sottolinea nel suo quadro di azione per il clima che evitare le emissioni è molto più efficace che compensarle e deve essere la priorità assoluta anche per chi si deve spostare per sport. Ciò significa, ad esempio, che l’ottimizzazione dei calendari dei tornei, che allineano anche i tempi degli eventi in una regione, è di grande importanza. Ad esempio, l’European Tour Group lo fa all’inizio della stagione con i tornei nella regione araba. Il passato aprile, l’European Tour Group ha pubblicato un rapporto sulle emissioni di CO₂ in cui la mobilità e i viaggi sono stati identificati come la principale fonte di CO₂ con l’80,72%. Le attività di viaggio dei giocatori hanno rappresentato il 35% delle emissioni. In definitiva, il problema dell’elevato utilizzo di aerei privati nei giochi professionistici può essere risolto solo cambiando il comportamento dei giocatori stessi. Nonostante la proposta del Climate Neutrality sia lodevole, il golf professionistico deve però puntare a inseguire il protocollo Net Zero.

Net Zero consiste nell’obiettivo di raggiungere “emissioni nette zero” di gas serra, allo scopo di contenere il riscaldamento climatico globale: questo obiettivo è in linea con il target dell’Accordo di Parigi, che intende limitare il riscaldamento globale a +1,5°C entro la fine secolo. A differenza della Climate Neutrality, il Net Zero non è temporalmente “puntuale” ma indica un percorso di lungo termine con l’obiettivo di raggiungere “emissioni nette zero”. Tale percorso implica una drastica riduzione delle proprie emissioni di CO₂ fino ad annullarle, o quasi, entro il 2050 o anche prima. Serve quindi procedere primariamente verso strategie di rimozione emissiva all’interno della propria catena del valore (modello di business) del golf professionistico che, in questo caso, punta il dito sulla mobilità in jet privati. Nell’ambito del suo programma Green Drive, l’European Tour Group mira a ridurre le proprie emissioni del 50% entro il 2030 e completamente entro il 2040. A tal fine, l’impronta di carbonio di tutti gli eventi Rolex è ora in fase di definizione. I risultati dei singoli tornei non sono ancora stati pubblicati. Secondo gli standard internazionali, tuttavia, il fattore mobilità dovrebbe essere incluso per ottenere una certa credibilità.

Anche i golfisti professionisti sono stati sotto i riflettori negli ultimi anni perché i migliori giocatori, in particolare, utilizzano spesso aerei privati. Rory McIlroy è uno di questi ma ha iniziato a compensare le emissioni da lui generate quattro anni fa attraverso progetti in linea con il Gold Standard. Nel 2021 ha pagato 150.000 sterline alla fine della stagione. “Come golfisti abbiamo l’opportunità di viaggiare in tutto il mondo facendo il lavoro che amiamo, ma ho una coscienza riguardo all’impatto che può avere sull’ambiente, ed è per questo che ho iniziato a prendere provvedimenti alcuni anni fa per compensare la mia impronta di carbonio e rendere i miei viaggi neutri”. Anche il golfista tedesco Marcel Siem misura da diversi anni la sua impronta di carbonio come golfista professionista, collaborando con AQ GreenTeC, un fornitore di servizi di gestione delle emissioni.

Nel nostro piccolo, la condivisione della macchina o l’implementazione di mezzi di trasporto pubblico verso i campi da golf sarebbero misure che permetterebbero di ridurre l’impatto della nostra mobilità, così come la consapevolezza della nostra impronta di carbonio quando viaggiamo in aereo verso campi esteri.

 

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